PERDONO

Il perdono che libera

Ci sono momenti nella vita in cui una delusione, un’ingiustizia o una ferita ricevuta sembrano occupare ogni spazio della nostra mente. Continuiamo a rivivere ciò che è accaduto, immaginiamo risposte che non abbiamo dato, desideriamo che qualcuno riconosca il torto subito. Senza accorgercene, iniziamo a costruire una prigione interiore.

I mattoni con cui costruiamo questa prigione possono essere fatti di odio, disprezzo, delusione, disgusto, rancore.

In questi giorni mi sono trovato anch’io a fare i conti con sentimenti difficili. Una delusione ha risvegliato emozioni che credevo di avere ormai superato: amarezza, scoraggiamento, un senso di inutilità che non provavo da molto tempo.

Qualche trauma irrisolto magari riemerge e contribuisce a dar forma ad una sorta di vero e proprio inferno.

Sarte disse che “L’inferno sono gli altri”, probabilmente nel senso che troppo spesso rischiamo di far dipendere la nostra identità dai giudizi e dalle aspettative altrui. O magari da qualche episodio particolare.

Mi sono reso conto di quanto sia facile lasciare che i pensieri negativi prendano il sopravvento, alimentando una sofferenza che va ben oltre l’evento che l’ha generata. Sofferenza che diventa tormento e una vera e propria prigione.

Poi ho visto un film che mi ha profondamente colpito: Le due vie del destino. È la storia di un uomo che, dopo aver subito terribili torture durante la Seconda guerra mondiale, decide molti anni dopo di ritrovare uno dei suoi aguzzini. Parte con il desiderio di vendicarsi. Ma l’incontro prende una direzione completamente diversa.

In quel momento ho compreso una verità semplice e potente: il rancore non punisce chi ci ha ferito. Tiene incatenati noi.

Perdonare non significa negare il male ricevuto. Non significa dire che tutto è stato giusto. Non significa rinunciare alla giustizia. Significa, piuttosto, scegliere di non permettere al passato di continuare a governare il presente.

Perchè se ci pensiamo, tutto accade nel presente.

Si soffre nel presente, si agisce nel presente, si sceglie nel presente.

Il Dhammapada, celebre testo Theravada, esordisce sottolineando come la mente sia la creatrice della realtà e delle esperienze umane. Il primo capitolo, Yamakavagga, spiega che pensieri ed azioni, se impuri, portano sofferenza, mentre se puri, generano felicità come un’ombra. Il testo insegna che la vera felicità non deriva da premi esterni, ma dipende interamente dalla purificazione della mente

Quante volte pensiamo che sarà il cambiamento dell’altro a restituirci serenità? Eppure la pace inizia quando smettiamo di consegnare la chiave della nostra felicità a chi ci ha fatto soffrire.

Il perdono è quindi prima di tutto un atto di libertà.

Lasciare andare l’altro e perdonare soprattutto se stessi per aver coltivato il malessere.

L’essere del resto può star male? Possono soffrire la beatitudine, l’essenza, la luce interiore?

Non sono piuttosto tempeste interiori che fanno danni? Nubi cariche di veleni mentali che si abbattono a volte quando meno te l’aspetti.

Eppure, tutto ciò che accade può avere un senso.

«Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» afferma San Paolo nella lettera ai Romani.

Sì, la vita comporta delle sfide e delle scelte.

Quando cammino e vedo una buca sta a me avere l’attenzione per evitarla. Non scelgo di caderci intenzionalmente a meno che sia poco profonda ed io abbia voglia di giocare in qualche modo.

La consapevolezza è un dono per ogni essere umano, ma è un dono che va coltivato e conquistato.

Se io comprendo che un atteggiamento genera sofferenza, devo essere pronto a trasformare me stesso prima che si facciano danni.

Un amico mi dice «Attento a non ammalarti per questo» … Certo, gli episodi dolorosi capitano, le delusioni capitano, ma poi la mente fa di tutto per ingigantire, perpetuare. E’ come salire sulla giostra della sofferenza e non riuscire a scendere.

Perdonare significa dire a noi stessi:

“Non permetterò che ciò che è accaduto definisca ciò che diventerò.”

È una trasformazione interiore che richiede coraggio. Molto più coraggio della vendetta. Perché vendicarsi è spesso una reazione; perdonare è una scelta consapevole.

Questo non vuol dire dimenticare. Alcune ferite rimangono parte della nostra storia. Ma possono smettere di essere la nostra identità.

Forse la domanda più importante non è:

“Chi mi ha fatto del male?”

ma piuttosto:

“Per quanto tempo voglio permettere a quel dolore di abitare dentro di me?”

Ogni volta che lasciamo andare un frammento di rancore, recuperiamo un frammento della nostra libertà.

Ed è proprio lì che inizia la vera trasformazione.

Una pratica di trasformazione

Ora ti faccio (e mi faccio) un regalo. Mi capita spesso di dimenticarmi attrezzi del mestiere quando ne ho più bisogno, come un idraulico che non sa riparare un guasto dimenticandosi che esiste il pappagallo o un elettricista che non ricordsa dell’esistenza del multimetro.

Ho scoperto, nelle mie ricerche in vari ambiti, un lavoro su di sé condiviso da Conirae e Tamara Andreas con il libro “I nuclei profondi del sé”

Ecco la guida pratica passo dopo passo per applicare la tecnica dei Nuclei Profondi del Sé (Core Transformation) su un comportamento, un’emozione o un pensiero che desideri cambiare.

I 5 Passaggi Pratici

  1. Identifica la parte energetica da trasformare e il suo scopo iniziale
    • Scegli il blocco: Trova una reazione indesiderata (es. l’ansia di parlare in pubblico).
    • Accoglila ed esprimi gratitudine: Ringrazia mentalmente questa parte di te, poiché ogni comportamento ha un’intenzione positiva.
    • Trova il suo primo obiettivo: Chiediti: “Cosa voglio ottenere attraverso questa ansia?” (Risposta tipica: “Protezione”).
  2. Crea la catena dei risultati (La scalata)
    • Fai la domanda chiave: Prendi la risposta precedente e chiediti: “Se ottenessi protezione completamente, cosa otterrei di ancora più importante?” (Risposta: “Sicurezza”).
    • Ripeti il processo: Continua a indagare. Chiediti cosa ti dà la sicurezza, poi cosa ti dà il risultato successivo.
    • Riconosci il Nucleo Profondo: Fermati quando raggiungi uno dei 5 stati assoluti (Essere, Pace, Amore, Benessere, Unicità). Questo stato non dipende da fattori esterni.
  3. Vivi lo Stato del Nucleo
    • Immergiti: Fermati per qualche minuto e sperimenta pienamente questa sensazione (es. la Pace).
    • Espandi lo stato: Senti come questa energia si diffonde in tutto il tuo corpo.
  4. Inverti la direzione (L’integrazione)
    • Porta il nucleo verso il basso: Guarda gli obiettivi precedenti attraverso gli occhi del tuo Nucleo Profondo.
    • Chiediti: “In che modo avere già questa Pace trasforma il mio bisogno di sicurezza e protezione?” Noterai che i vecchi bisogni si ridimensionano drasticamente.
  5. Trasforma il comportamento originario
    • Ritorna alla situazione iniziale: Immagina di trovarti di nuovo nel momento che ti creava ansia.
    • Agisci dal Nucleo: Lascia che la sensazione profonda (la Pace o l’Amore) risponda alla situazione al posto della vecchia reazione automatica.

Si accoglie lo stato d’animo negativo e si indaga sulle intenzioni della parte energetica fino ad arrivare al nucleo profondo. Da lì si ristruttura per riportare armonia. 

Il mio stato d’animo, molto difficile da gestire, mi ha condotto, attraverso le tappe dell’esigenza di  giustizia, verità e libertà, verso il nucleo profondo della pace. La pace è ciò a cui anela quella sofferenza che faccio mia ma che in realtà ha come scopo di essere una messaggera.  

Il dito indica la luna e noi ci concentriamo sul dito.

Soffriamo e continuiamo a soffrire perché non scopriamo i tesori nascosti.

Vivere è una missione che comporta delle sfide. Come ci insegna ogni viaggio dell’eroe, anche noi siamo eroi con l’eternità a disposizione, con molti ruoli da recitare, con destini potenziali e vestiti da indossare. Fino alla liberazione finale.

Un’ultima riflessione

La vita non sempre ci offre la possibilità di cambiare ciò che è accaduto. Ma ci offre ogni giorno la possibilità di scegliere chi vogliamo essere davanti a ciò che è accaduto.

Forse il perdono non cambia il passato.

Ma cambia profondamente il futuro di chi ha il coraggio di praticarlo.

ASCOLTA LA MIA MUSICA SU SPOTIFY

Leggi anche QUESTO ARTICOLO

Sostieni il mio lavoro acquistando il libro SEDUTO SU UNA STELLA

Paolo Milanesi - Seduto su una stella

Commenta questo articolo perché mi fa molto piacere leggere la tua testimonianza personale.

Un abbraccio

A presto

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

errore: Content is protected !!