MUSICA POP

Elvis è Elvis – un mito

Mi capita, in questi ultimi giorni di agosto, di vedere alcuni film di Elvis Presley: Blue Hawaii, La via del male, Pugno proibito.

Sono film certamente piacevoli e, guardandoli, mi colpisce soprattutto quel suo viso d’angelo, quasi in contrasto con la forza e l’energia che sapeva sprigionare sul palco.

Non ho mai seguito Elvis più di tanto, anche se ho conosciuto suoi fan sfegatati. Eppure una cosa mi viene da pensare: se qualcuno diventa un mito, qualche motivo c’è.

Elvis ha osato. E ha inventato.

Ha contribuito a superare l’immagine più tradizionale del cantante elegante e composto. Ha portato nel grande pubblico influenze musicali profondamente legate alla cultura afroamericana, in un’America nella quale le divisioni razziali erano ancora fortissime. E ha contribuito a rendere popolare nel mondo un modo nuovo di vivere la musica, anche attraverso il corpo, il movimento, la presenza scenica.

Elvis è diventato un mito.

Ma cos’è un mito?

Qualcosa – o qualcuno – che assume un valore che va oltre la semplice persona.

Elvis è stato anche un fenomeno. E la parola fenomeno, prima ancora di indicare qualcuno di straordinario, significa ciò che appare, ciò che si manifesta.

In Kant il fenomeno, ciò che appare a noi, si contrappone al noumeno, la cosa in sé.

E allora potremmo dire che esiste un Elvis per noi, per i suoi fan, per il mondo dello spettacolo.

E forse esiste un Elvis che va oltre tutto questo.

Elvis è stato un pioniere, un artista, un cantante. È stato anche un’enorme macchina economica, capace di generare quantità impressionanti di denaro.

Ma Elvis è stato soprattutto un uomo.

Un uomo che ha dovuto fare i conti con i limiti della propria personalità, come tutti noi.

Forse ha voluto – o dovuto – chiedere troppo a se stesso. Forse, a un certo punto, la pressione è diventata troppo grande.

Capita anche a persone che non raggiungono un successo planetario.

E allora viene spontanea un’altra domanda.

Cos’è il successo?

Qualcosa che è accaduto e che soddisfa determinati criteri: pubblico, guadagni, consenso, riconoscimento…

Ma dietro quei criteri rimane sempre una persona.

Elvis è Elvis con la sua tenacia, la sua innocenza da un lato e la sua forza e il suo carisma dall’altro.

Ha volato molto in alto.

E qualche volta è caduto.

Le cadute fanno sempre male, in qualche modo.

Ma a quasi cinquant’anni dalla sua morte siamo ancora qui a guardare i suoi film, ad ascoltare le sue canzoni, a parlare di lui.

Forse anche questo ci dice qualcosa su cosa significhi diventare un mito.

E, nel frattempo, Elvis rimane ancora un ottimo compagno per una serata davanti a un vecchio film, con la curiosità di approfondire la sua musica.

Che ne pensi della mia versione Elvisiana?

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