La felicità è adesso – vivere pienamente il momento presente
SPIRITUALITA'

La felicità è adesso: vivere il presente

Passiamo una parte sorprendente della nostra vita a rincorrere la felicità.

Siamo convinti che arriverà quando avremo raggiunto un determinato obiettivo, quando avremo risolto un problema, quando avremo più tempo, più sicurezza, più denaro, quando incontreremo la persona giusta o quando finalmente le circostanze saranno quelle che desideriamo.

La felicità sembra essere sempre un passo più avanti.

E se invece non ci fosse nulla da raggiungere?

Se la felicità non fosse una meta, ma un modo di vivere il viaggio?

L’illusione del domani

La mente possiede una straordinaria capacità di viaggiare nel tempo.

Può tornare a qualcosa accaduto molti anni fa e farci provare nuovamente gioia, nostalgia, dolore o rabbia. Oppure può anticipare qualcosa che ancora non esiste, generando entusiasmo, aspettativa, preoccupazione o paura.

Ma c’è un particolare che spesso dimentichiamo: tutto questo avviene nel presente.

Il passato che ricordiamo viene pensato adesso.

Il futuro che immaginiamo viene anticipato adesso.

Ciò che proviamo, anche quando nasce da qualcosa di lontano nel tempo, viene sempre sperimentato qui e ora.

Il presente è l’unico luogo nel quale possiamo realmente incontrare la vita.

Questo non significa rinunciare ai progetti o smettere di imparare dal passato. Significa non trasformare il futuro nella condizione necessaria per concederci di vivere pienamente.

La felicità come qualità dell’essere

Siamo abituati a pensare alla felicità come conseguenza di qualcosa.

Accade qualcosa di piacevole e siamo felici.

Otteniamo ciò che desideriamo e siamo felici.

Le cose vanno come avevamo previsto e siamo felici.

Ma una felicità che dipende completamente dalle circostanze rimane inevitabilmente fragile, perché tutto ciò che ci circonda cambia.

Le persone cambiano.

Le situazioni cambiano.

Il corpo cambia.

I desideri cambiano.

Noi stessi cambiamo.

Esiste però una possibilità diversa: considerare la felicità non soltanto come una reazione agli avvenimenti, ma come una qualità dell’essere.

Nasce allora dalla consapevolezza di essere viaggiatori, avventurieri, esploratori dell’esistenza.

Non sappiamo esattamente che cosa incontreremo lungo la strada, ma possiamo imparare ad abitare il passo che stiamo compiendo.

Accettare non significa arrendersi

Uno degli equivoci più frequenti riguarda l’accettazione.

Accettare non significa approvare tutto ciò che accade.

Non significa rinunciare a cambiare una situazione difficile.

E non significa diventare passivi.

Accettare significa innanzitutto riconoscere ciò che esiste in questo momento.

La sofferenza esiste.

Esistono la perdita, la paura, la rabbia, la delusione.

Ma possiamo osservare ciò che accade dentro di noi e domandarci quanto della nostra sofferenza venga amplificato dalla nostra resistenza, dalle aspettative o dall’attaccamento a come le cose avrebbero dovuto essere.

A volte soffriamo perché qualcosa è accaduto.

Altre volte soffriamo anche perché continuiamo a chiedere che ciò che è accaduto non sia accaduto.

Lasciare andare non significa cancellare l’esperienza.

Significa smettere, poco alla volta, di stringerla.

Rendere sacra la vita quotidiana

Uno degli aspetti che trovo più affascinanti della sensibilità Zen è l’importanza attribuita alla vita ordinaria.

Non dobbiamo necessariamente ritirarci dal mondo per incontrare una dimensione più profonda dell’esistenza.

Possiamo trovarla mentre cuciniamo.

Mentre puliamo una stanza.

Mentre camminiamo.

Mentre beviamo una tazza di tè.

Mentre ascoltiamo veramente qualcuno.

Un gesto apparentemente insignificante cambia completamente quando viene compiuto con presenza.

La differenza non è sempre in ciò che facciamo, ma nel modo in cui siamo presenti mentre lo facciamo.

La spiritualità, allora, smette di essere qualcosa di separato dalla vita.

È la vita stessa vissuta con consapevolezza.

Lo specchio e la polvere

Immaginiamo uno specchio ricoperto da uno spesso strato di polvere.

Guardandolo potremmo pensare che abbia perso la capacità di riflettere.

Eppure non è così.

Sotto la polvere, lo specchio è ancora perfettamente capace di svolgere la propria funzione.

Basta rimuovere ciò che lo ricopre.

Questa immagine può diventare una metafora della nostra mente.

Pensieri, paure, giudizi, attaccamenti, rabbia e preoccupazioni possono accumularsi fino a farci dimenticare ciò che esiste al di sotto di essi.

Il problema nasce soprattutto quando iniziamo a identificarci completamente con ciò che passa nella mente.

Non diciamo più: «Sto provando paura».

Pensiamo: «Sono la mia paura».

Non osserviamo un pensiero.

Diventiamo quel pensiero.

La consapevolezza apre invece un piccolo spazio.

Posso avere un pensiero senza essere quel pensiero.

Posso provare rabbia senza essere la mia rabbia.

Posso attraversare un momento difficile senza trasformare quel momento nella definizione della mia intera esistenza.

Lo specchio non deve essere costruito.

Era già lì.

Il sole dietro le nuvole

C’è un’altra immagine che può aiutarci.

Immaginiamo una giornata completamente coperta.

Il cielo è grigio e il sole è invisibile.

Nessuno pensa, però, che il sole abbia cessato di esistere.

Sappiamo che si trova ancora lì, dietro le nuvole.

Allo stesso modo esistono momenti nei quali non riusciamo a percepire serenità, fiducia o gioia.

Le nuvole possono essere molto fitte.

Talvolta possono rimanere a lungo.

Ma il cielo non perde per questo la propria vastità.

Forse una parte importante del nostro cammino consiste proprio nello smettere di confondere le nuvole con il cielo.

I pensieri passano.

Le emozioni cambiano.

Le situazioni si trasformano.

E dietro questo continuo movimento possiamo imparare a riconoscere uno spazio di consapevolezza che osserva.

Non rimandare la vita

Tutto questo non significa smettere di desiderare.

Possiamo avere sogni.

Possiamo costruire progetti.

Possiamo voler migliorare la nostra vita.

Possiamo lavorare per diventare persone più consapevoli.

Il problema nasce quando trasformiamo tutto questo in una promessa:

sarò felice quando…

Perché raggiunto quel momento, probabilmente apparirà un nuovo “quando”.

E poi un altro.

E un altro ancora.

Possiamo invece camminare verso ciò che desideriamo senza considerare il presente soltanto come una sala d’attesa.

Possiamo progettare il futuro senza trasferirvi la nostra vita.

La felicità è la via

Forse la felicità non si trova alla fine della strada.

Forse è nel modo in cui percorriamo la strada.

Nel passo che stiamo compiendo.

Nel respiro che stiamo respirando.

Nella persona che abbiamo davanti.

Nel cielo che stiamo guardando.

Nel silenzio che per qualche secondo riusciamo finalmente ad ascoltare.

Non saremo sempre allegri.

Non saremo sempre sereni.

La vita continuerà a presentarci cambiamenti, difficoltà e momenti dolorosi.

Ma possiamo smettere di aspettare che tutto sia perfetto per riconoscere il valore dell’istante che stiamo vivendo.

Ogni tanto possiamo fermarci.

Respirare.

Osservare.

E ricordarci che questo momento non è semplicemente il passaggio verso qualcos’altro.

Questo momento è la nostra vita.

La felicità non è necessariamente qualcosa che ci aspetta domani.

La felicità può cominciare adesso.

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