Storia contemporanea

I fiori della guerra

Ciao,

vedo un film dal titolo “I fiori della guerra” del 2011 interpretato da Christian Bale ambientato nel periodo del cosiddetto Massacro di Nanchino.

Il 13 dicembre 1937 Nanchino, allora capitale della Cina cadde in mano ai giapponesi che operarono brutali stupri, saccheggi e massacri.

La domanda che spontaneamente rivolgerei a me stesso è:

“Perchè tutto questo interesse per genocidi o episodi drammatici dell’umanità? Non sarebbe meglio concentrarsi su fatti costruttivi, sull’apprezzare il bene e la vita?”

Sinceramente non saprei rispondere ma permane in ciò una componente soggettivo psicologica. L’indagine su me stesso mi porta a riscontrare zone d’ombra difficili da decifrare in me, negli altri e negli eventi.

Tali zone non mi lasciano indifferente verso la componente globalmente umana dell’esistenza che non può prescindere dall’elemento più drammatico: quello del ruolo del male nella vita dell’uomo.

Anche per me sarebbe bello un mondo di fratellanza di armonia, di amore vero e sincero, di trasparenza, di collaborazione eppure trovo che nell’ombra sia sempre la minaccia di qualcosa, di quell’elemento umano intrinseco capace di dare assenso al peggio, di dimenticare i buoni propositi e di seguire un odio fomentato da ideologie, ma via sia anche un potenziale insegnamento.

E’ sempre possibile creare divisioni attraverso pregiudizi o addirittura falsi buonismi. A volte certi bigotti propositi di creare immagini felici di fenomeni soggetti a dinamiche ben più complesse dell’apparenza può essere  totalmente controproducente. Ma se vediamo  i fatti storici nella loro verità, vediamo spesso le conseguenze più che la verità delle cause, quest’ultima spesso difficile da indagare.

E vediamo così come un film possa riuscire a teatralizzare o romanticizzare eventi accaduti più che drammatici, riuscendone a mantenere viva l’intensità e la crudezza. Ora cosa ci può insegnare il dramma?

Bale nel film interpreta un becchino che per salvare alcune ragazze dalla crudeltà giapponese si finge missionario. In un collegio allieve di una scuola cattolica si riparano dalle atrocità. Nel contempo arrivano alcune prostitute fuggite da un bordello.

Un certo colonnello Hagesawa, appassionato di musica si offrirà di proteggere le studentesse dopo che un commando aveva perpetuato violenze nel  convento. Una volta ascoltato il coro delle educande le invita a cantare alla festa del commando giapponese.

Le ragazze e il  missionario comprendono che per loro potrebbe essere la fine, potrebbero essere violentate o uccise. Inizialmente una di loro propone di gettarsi dalla torre per sfuggire a questa ipotesi. Poi le prostitute si offrono per sostituirsi a loro, tagliandosi i capelli e vestendosi da collegiali. Mancandone una all’appello, coraggiosamente si offrirà George, un ragazzino orfano accolto dal convento.

Mentre le collegiali riescono a scappare con il missionario con un camion, delle prostitute e di George non si saprà più nulla.

Ci sono nel film momenti che rendono testimonianza della crudeltà usata dai giapponesi in questo tragico momento storico. La storia vera parla di persone sepolte vive e poi decapitate o investite da camion o carri armati, donne violentate e sventrate, di gare a chi riuscisse ad uccidere più persone in un giorno.

Ancora troviamo questa capacità umana terribile che definisco  crudeltà applicata. E mentre il mondo adesso, in questo istante mentre tu stai leggendo, va avanti e continua a procedere verso qualcosa, rieccheggia quella “macchina bestiale” giapponese.

Tutto è finito in una sorta di dimenticatoio che non è certamente un dimenticatoio che riguarda l’esistenza nella sua dimensione akashica. Ma se anche l’etere è in grado di mantenere le tracce di quegli eventi, quale coscienza può essere in grado di giudicare o di farne materia di evoluzione?

Certo il giorno della memoria a cui siamo abituati è insufficiente.

Esiste forse un Dio padre capace di definire le atrocità e spiegare agli uomini che certe cose non si fanno? Esistono degli angeli preposti al giudizio e alla ricompensa dei martiri?

Io mi sento impotente perchè non saprei come impedire certe nefandezze future. Di cosa mi preoccupo? Due guerre mondiali hanno insegnato, no? Ma … ne siamo sicuri?

Io non ho una gran fiducia di certi esseri umani e di una componente degli uomini:

  • quella che riesce a innestare la crudeltà su ideologie.
  • quella capace di far compiere atrocità in base a pregiudizi. Un automatismo roboticamente a-logico, o meglio bellicamente logico. Fare del male  perchè tanto bisogna sconfiggere un nemico e quindi più se ne fa meglio è.

Una filosofia del tutto lecito.

Mi spaventa come certe dinamiche possano condurre la storia. Mi spaventa come certe autorità abbiano potuto permettere certe atrocità. Mi disgusta la dimensione commerciale delle guerre.

I soldi investiti nelle nuove tecnologie belliche in cosa sono stati investiti? Dove potrà arrivare adesso l’uomo?

Certo una pugnale preistorico o una spada giapponese, una baionetta o un proiettile hanno fatto quello che hanno fatto. Ma le bombe? I mitragliatori? Le armi chimiche e batteriologiche? L’atomica?

11 miliardi di dollari spesi per sostituire le 200 bombe B612 presenti in Europa. Cosa potremmo fare con 11 miliardi di dollari? Altro che fame nel mondo, povertà e malattia.

L’uomo è orientato da un istinto fondamentale di sopravvivenza, poi purtroppo da una visione distorta del potere. Perchè a quel potere naturale che permetterebbe agli uomini di sentirsi vivi e capaci di creare si è aggiunto da secoli quel potere che invoca la volontà di potenza, di sopraffare, di dominare.

Le guerre parlano, e parlano le atrocità. Per fare una guerra serve sempre un nemico. Ed esso si può creare anche a tavolino. Poi servono tanti soldi e a quelli ci pensano i fenomeni di una certa finanza speculativa capaci di finanziare Napoleone e contemporaneamente la restaurazione, Hitler e gli alleati.

Del resto quando a un fenomeno non viene accompagna un’etica, è tutto lecito pur di ….

I fiori della guerra allora di cosa profumano? E i frutti della guerra quale sapore hanno? Lo immaginate?

Parallelamente alle vicende del massacro di Nanchino e mentre si aggiravano gli spettri della seconda guerra mondiale, l’Unità 731 era adibita a testare armi chimiche e biologiche sui prigionieri. Circa 90 anni fa accadeva questo. Migliaia di prigionieri soprattutto cinesi furono usati come cavie.

Ecco allora la figura di un altro burocrate del male, un certo Shiro Ishii. Esisteva l’intento di utilizzare armi chimiche nel conflitto del Pacifico, ma non fu attuata. I responsabili di questo campo criminale di sterminio furono poi in parte graziati dagli alleati in cambio della condivisione dei dati degli esperimenti. E Shiro Ishii andò in Maryland a compiere ricerche per le guerre batteriologiche.

Così le informazioni potettero trasmettersi di laboratorio in laboratorio, magari fino ad…oggi.

  • Oggi…. oggi a che punto ci troviamo?
  • Di cosa sarebbe ancora capace l’uomo?
  • Con quali strumenti?
  • E’ finito il periodo bellico dell’umanità?
  • A quando una nuova età dell’oro?
  • A quando l’avvento della sesta razza?

I giapponesi usavano agenti della peste bubbonica, del colera, del vaiolo, per fare esperimenti su cavie umane. E poi … tutto il resto … che vi risparmio e mi risparmio.

Non vi risparmio però una domanda multipla:

Cosa ci aspetta? Un futuro di pericoli batteriologici? E’ fantascienza? Di cosa sarà capace l’uomo? Cosa possiamo fare? Di quali innesti positivi possiamo renderci artefici noi? Possiamo scongiurare? In che modo?

Un abbraccio

Paolo Milanesi

 

 

 

 

 

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