IL GATTO CHE ABBAIAVA

Cicceddu era un gatto grigio di media cultura e pessimo carattere, che un martedì mattina, senza motivo apparente, iniziò ad abbaiare.
Non era un abbaio incerto, da principiante, un abbaio rotondo, convinto, con la giusta quantità di eco nel corridoio.
Ne fu soddisfatto e andò a fare colazione in cucina dove la sua padrona, signora Elvira, posò la tazza di caffè sul tavolo e disse: «Hai abbaiato?»
«Sì, ho abbaiato», disse Cicceddu.
«Certo che sì, ti ho sentito», disse lei, e riprese a leggere il giornale pensando fosse affetto da baucedine.
Il problema si ripeté nel pomeriggio. Cicceddu abbaiò dal davanzale verso il piccino del secondo piano, che cadde dalla bicicletta per lo stupore. La signora Elvira, che stirava, commentò: «Sempre i soliti miagolietti.»
«Miagolietti?» disse Martino. «Ho abbaiato. Non hai sentito??»
«Sei stanco, amore. Ho letto su “Novella canina” che quando un gatto è stressato abbaia».
Cicceddu andò a guardarsi nello specchio del bagno. Aprì la bocca. Abbaiò tre volte, con crescente enfasi. Nello specchio, un gatto grigio gli fece l’occhiolino ballando il geghegè.
Questo lo confuse ulteriormente.
Chiamò personalmente il veterinario, il dottor Siringa, che annuì a lungo e disse che i gatti a volte emettono vocalizzi atipici da stress ambientale.
«Non era un vocalizzo atipico. Era un abbaio. Come quello di un labrador medio.»
«Capisco. Riposati», disse il dottor Siringa, che ancora non capiva.
Cicceddu tentò allora la via della dimostrazione scientifica. Abbaiò davanti a dei testimoni: la signora Svarioni del terzo piano, il tabaccaio Neddu, un gruppo di piccioni. I piccioni volarono via — ma i piccioni volano via sempre, anche quando tossisci.
La signora del terzo piano disse: «Che micio carino, ha fatto le fusa»
«Le fusa», ripeté Cicceddu, a voce bassa.
Verso sera, nel cortile, incontrò Bric, il bassotto del piano di sotto, suo nemico storico.
«Abbaia», disse Cicceddu. Bric miagolò, per riflesso.
Bric lo guardò a lungo. Poi disse: «Ho forse miagolato?»
«S’, tu che sei un cane miagoli ed io che sono un gatto abbaio»
«Allora», disse Bric, con la logica solida dei bassotti, «il mondo sta davvero cambiando»
Cicceddu tornò a casa, saltò sul divano, e abbaiò una volta sola, nell’oscurità del salotto vuoto.
La signora Elvira, dalla cucina, disse: «Buonanotte, tesoro»
Lui rimase in silenzio per un lungo momento.
Poi, con dignità immensa e dolore antico, ritornò a miagolare dicendo alla signora. «Devi bere meno, vecchia».
E la notte tornò sovrana a cancellare stupori.
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