SPIRITUALITA'

Come affrontare l’ego – riflessioni su Masami Sanioji

Ciao,

rifletto sul bellissimo libro di Masami Sanioji “La felicità infinita”.

Che tipo di esistenza stiamo creando?

E che tipo di esistenza vediamo creata da altri? Gli uomini in cosa credono, a cosa danno importanza, cosa inseguono, per cosa si tormentano?

E la tua mente? Di cosa è piena? Come funziona? Cos’è il tuo ego?

Da che cosa è formato? Da quali attaccamenti, convinzioni, emozioni, desideri?

Alla fine del percorso su questo pianeta, cosa avrai raggiunto o realizzato? Esteriormente? Ed interiormente?

Cosa porterai con te?

Su quale coscienza di te stesso è costruito il tuo ego? Che qualità ha? A quali frequenze vibra? Quali colori presenta?

Ego … come energia accumulata e cristallizzata in base a emozioni, convinzioni, esperienze.

Quali impressioni ti condizionano? Quali programmi ti guidano?

Gli individui possono raggiungere ciò che vogliono, ma poi si trovano a confrontarsi con la minaccia di perderlo. Può trattarsi di una posizione, un consenso, un traguardo. Si aggrappano ad esso senza paura di calpestare l’erba.

Se penso al cosiddetto regno dei cieli di cui parlava un certo maestro, mi risulta lampante come non mai pensare a qualcosa di più vasto ed essenziale del contingente, della lista della spesa, del saldo del conto corrente, perfino della famiglia. Qualcosa di più ampio per non dire eterno.

Qualcosa che va oltre questa valle di lacrime ed i piaceri terreni.

La paura è radicata in questa umanità e c’è chi abilmente da secoli la cavalca per imporre un dominio, nel piccolo (in qualche famiglia o istituzione) o nel grande (una nazione o un’organizzazione).

Ma se in realtà il nostro vero sé non desiderasse nulla avendo già tutto? Che paradosso!! Se avessimo già beatitudine infinita, prosperità infinita, amore infinito?

Gli esseri umani avendo perduto questa verità si attaccano ad un ego, si attaccano a desideri, speranza; manipolano con giochi di potere; credono di essere l’unica voce possibile di verità e autorità.

Così si istituzionalizzano valori eterni: l’amore in una famiglia, lo spirito in una religione. Ma si possono imbrigliare veramente certe ricchezze? Spesso è un compromesso. A volte ben riuscito, a volte meno. Può funzionare!!

Certamente Gesù non era il cristianesimo, come buddha non era il buddismo.

Su altre ideologie, nazismo, fascismo, comunismo ecc… il discorso si fa diverso e rimane vincolato a personalità questa volte certamente più egoiche che non spiritualmente evolute. Quell’ego che risuona nel timbro vocale, nelle urla cariche di volontà di potere.

Quando l’ego diventa una forza che giustifica certe azioni, quando riesce a fare leva su ideali più o meno condivisi, spesso travestiti, il gioco si fa duro. Si creano egregore di emozioni. Le folle acclamano leader malati, deviati. E la verità, lo spirito, la libertà vengono soffocati.

Si creano corazze energetiche ma con immani sforzi di protezione dalla vulnerabilità nascosta.

Così mi viene in mente sempre qualche episodio di amore, come la morte di Padre Massimiliano Kolbe che in nome di Maria accetta di essere sacrificato nell’olocausto al posto di un padre di famiglia. Con devozione e semplicità e coraggio. Rimanendo luce nel buio.

Il mio non vuole essere un inno al martirio anche se si dovrebbe trattare l’ipotesi per cui ancora migliaia di santi reclamano una giustizia terrestre. Celestialmente certamente l’avranno ottenuta.

Così l’ego diventa una sorta di gabbia intorno alla quale noi tessiamo con i nostri pensieri, le nostre convinzioni, difendendole come un castello minacciato da chi li mette in discussione.

Ma l’inconscio è forte. Lo si è visto negli ultimi atti di un duce o di un furher. Ombre della loro presunzione. Colpiti da malattie dell’anima. L’inconscio parla. La verità parla.

L’ego seppur nostro, non siamo noi. E’ una nostra creatura artificiale.

Non conoscendo il nostro sé, avendolo rimosso o dimenticato, ci siamo affidati a surrogati sociali. Il figliol prodigo si è allontanato dalla casa del Padre. Che però lo aspetta sempre a braccia aperte.

Occorre quindi una valutazione sincera di noi stessi, una revisione in grado di mostrarci la verità. Occorre spogliarsi per ritrovare la nudità dell’eden. Come fece san Francesco.

Cosa c’è di accidentale nella nostra vita? Cosa di essenziale?

Separare l’ego dal sé, il finito dall’infinito, ritrovare il vero gioiello, l’arca perduta, la terra promessa. Tutte allegorie per farci capire la nostra reale missione a prescindere da qualsiasi religione o cultura.

Riconoscendo questa compassione nei confronti di noi stessi, perdonandoci per le nostre miserabili debolezze e false percezioni, possiamo fare lo stesso con l’altro.

“Perdona loro perchè non sanno quello che fanno” come è accaduto a me molte volte.

Non sanno quello che fanno perchè non sono consapevoli dei veri valori eterni: l’amore che muove il sole e le stelle, l’amore universale, l’infinita beatitudine, l’armonia cosmica. Seguono la fama, i soldi, ricchezze sempre sotto la minaccia di ladri, seguono un potere distorto, una poltrona o ideali che fanno il bene di elite travestite troppo spesso da buon pastore.

Ma l’anima reclama seppur concedendoci di continuare a giocare nel samsara. Il daimon parla. Eppure la vita nella sua infinita compassione e pazienza ci lascia fare. Da sempre nei secoli dei secoli. Ci lascia giocare, fare esperienza e capire quando è tutto finito.

Ma perchè aspettare?

Chi non conosce sé stesso è destinato  a ripetere i soliti schemi o a mettere in gioco i desideri del suo destino contingente, vestendosi quotidianamente delle proprie abitudini karmiche. Ripetendo di giorno in giorno i propri schemi mentali ed egoici. Apparendo nello show sociale. Continuando a vedere il mondo attraverso lenti distorte: le lenti di maya, dell’illusione.

Ognuno vive nel proprio ego e non solo. Vive anche in ego più grandi, collettivi. Ego fondati sull’odio o sull’amore, sulla paura o sulla speranza, sulla conquista o sulla rassegnazione.

Quando scopriremo il trucco, saremo liberi

Liberi di accettare o rifiutare, di dar credito o ascoltare altre voci, di seguire un leader o la voce della coscienza.

Riconoscendo il falso sé si può recuperare l’innocenza, il nucleo creativo, il centro di gravità permanente, il testimone, il tesoro.

Togliendosi di dosso certi vestiti cosa rimane?

Se adesso, in questo momento ti fermi e semplicemente respiri, cosa senti?

Se chiudi gli occhi senza pretese di andare di qua o di là, cosa realizzi??

Senza giudizi di alcun tipo cosa diventi??

Senza passato né futuro cosa rimane??

Ecco che la via, la verità e la vita per edificare una nuova cultura risvegliata su questo pianeta appare in tutto il suo splendore.

Nell’attimo di dissoluzione dell’ego!!

Un abbraccio

Paolo Milanesi

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