Storia contemporanea

L’Italia dopo la prima guerra mondiale

Si può parlare di una vittoria deludente per l’Italia dopo la grande guerra?

680 mila morti fu uno dei bilanci. Ci fu alla fine di tutto un percorso di trattative. Salandra nel Patto di Londra del 26 aprile 1915 con la Triplice Intesa aveva chiesto Trento, Trieste e la Dalmazia, ma non Fiume che invece chiederà di essere annessa.

La disgregazione dell’impero austero ungarico aveva portato a alla formazione di stati come Jugoslavia, Polonia, Cecoslovacchia, Austria e Ungheria.

La logica sarà che l’Italia rinunci alla Dalmazia (maggioranza slava) ma in nome del patto di Londra la pretendera’ scatenando il dissenso degli alleati ed in particolare del presidente Wilson.

Così, il 24 aprile 1919 l’Italia come gesto di orgoglio abbandona Parigi ed il tavolo delle trattative, senza ottenere nulla, lasciando lì anche la possibilità di spartizione di colonie in Africa ed interessi riguardo il Medio Oriente.

Dannunzio

Il 13 settembre 1919 Gabriele D’Annunzio con lo slogan della “vittoria mutilata” prende possesso di Fiume. Qui riuscirà a creare una sorta di laboratorio per il fascismo dove ex combattenti, ex ufficiali del ceto medio, ex arditi, cercheranno di mantenere vivo la fiamma che aveva fatto della guerra un’esperienza appassionante, pretesto di forti emozioni, di uscire dalla banalità della vita borghese.

E da qui partirà una coreografia importante, quella del dialogo dal balcone tanto cara a Mussolini, uno strumento di comunicazione potente per mobilitare grandi masse di persone.

Paese povero e stato indebitato 

Se negli anni 1918-19 si era arrivati a spese per 31 miliardi di lire, il debito pubblico era salito a 95 miliardi.

Solo certi industriali si erano arricchiti. La svalutazione della lira era arrivata a 28,75 lire per $ e andavano considerati i fenomeni dei rincari e dell’inflazione.

Il ceto medio vedeva diminuire il divario che lo separava dai semplici lavoratori. Si sommava la preoccupazione dell’ipotesi di “fare come la Russia” ossia dell’attuazione di una rivoluzione socialista. Le fabbriche erano in fermento. Nelle campagne si verificava l’occupazione delle terre. Con la disfatta di Caporetto il governo aveva promesso di distribuire le terre, per riuscire a mantenere i fanti al fronte senza troppi problemi. Una promessa che non sarà mantenuta.

Timori della Rivoluzione russa

L’occupazione delle terre non aveva scopi rivoluzionari, infatti spesso tali occupazioni erano guidate da leader cattolici o ex combattenti. C’erano comunque forti tensioni politiche.

Gli interventisti della Grande Guerra accusavano gli altri di essere nemici della nazione. I neutralisti vedevano alla guerra come un inutile macello a tal punto che avvenivano vere e proprie aggressioni ad ufficiali.

Il Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti rifletteva sul timore di una rivoluzione comunista e in un appello del 14 luglio 1918 chiese una collaborazione alle forze sane della nazione. Vengono rifiutate celebrazioni per il 4 novembre, anniversario della vittoria.

In uno stato inadatto a fronteggiare l’emergenza, si prospettano idee di complicità tra i prefetti ed il futuro squadrismo fascista.

Partito socialista

Contava 870mila iscritti. Al Congresso di Bologna del 1919 si ha la corrente massimalista di Lazzaro e Serrati. C’è la volontà di aderire all’Internazionale comunista. La Cgl, il sindacato fondato nel 1906, e’ comunque più preoccupato per le condizioni ed i salari dei lavoratori, rispetto una eventuale rivoluzione.

Esiste la visione di Turati per una posizione riformista e moderata. Esiste una sinistra estrema con Bordiga e Gramsci.

Gramsci crede in un’azione rivoluzionaria che coinvolga il ruolo creatore della volontà e lecapacita umane di dirigere gli eventi.

1 maggio 1919 Gramsci fonda con altri intellettuali la rivista “Ordine nuovo“, che propone un programma di trasformazione sociale e proletaria, con le idee dei Consigli di fabbrica e di trasformare le masse in soggetti attivi. Per Bordiga sarà invece il partito a dover essere unico e vero protagonista.

Partito popolare

Si chiede intanto una riforma elettorale che sostituisca il sistema uninominale con un sistema proporzionale. Nel 1912 Giolitti aveva introdotto il suffragio universale. Per arginare il crescente potere dei socialisti nasce il Partito Popolare Italiano fondato da Don Luigi Sturzo nel 1919, che darà ai cattolici un modello di espressione politica rivolgendosi però “a tutti gli uomini liberi e forti, a tutti ceti più deboli”, per una pacifica composizione degli interessi delle varie classi sociali. Un partito a-confessionale ed interclassista che vuole uno Stato promotore del bene comune.

Intanto si prepara l’avvento fascista.

Fonte: “Tempi” di Anna Maria Feltri, Bertazzoni, Neri