PERDONO

UNA SCENA DI PERDONO

Ciao,

in questo articolo affronto un tema importantissimo per quanto riguarda il tuo benessere personale. Certamente, a meno che tu non sia un’ameba o un guru in qualche grotta sull’Himalaya, nella tua vita hai interagito con tantissimi individui. La vita offre la possibilità a così tante persone…

Noi entriamo in un grembo materno che ci accoglie e già cominciano le discussioni psico pedagogiche..”ma da quando il bambino assorbe l’ambiente?”… Alcuni filosofi come il bulgaro Aivhanov hanno risposto

Dopo la permanenza nel grembo materno, all’interno di uno specifico ambiente più o meno familiare, si ha la nascita vera e propria coadiuvata da professionisti del settore, oggi sempre più competenti e dotati di tecniche avanzate. Io sono nato il 12 febbraio 1970 alle 18, l’ora dell’aperitivo. A quell’ora i medici e le infermiere hanno certamente una fame oscena ed i casi sono due:

  • o saltano l’aperitivo e aspettano la cena senza tante pretese
  • o sono già incazzati perchè hanno saltato l’aperitivo e quindi mi odiano perchè è colpa mia

Ho affrontato il trauma della nascita in due momenti particolari:

  1. una sessione di rebirthing
  2. il corso sul breathwork a Puna

In particolare a Puna ho rivissuto con una simpatica taiwanese che mi faceva da ostetrica proprio il trauma della nascita. E cosa ho appreso? Nel mio caso la nascita è stata accompagnata da un fortissimo sentimento di impazienza, di volere a tutti costi uscire da quell’ambiente oscuro ma … i medici non si muovevano. Ed io provavo un senso alquanto familiare di “non poterne più”. “Basta!!! fatemi uscire!!! Non ne posso più!!!!”

Siamo umani e ciascuno di noi ha il suo vocabolario emozionale. Collegare un certo stato d’animo ad un momento come quello della nascita mi ha aiutato a capire che la nostra programmazione inizia davvero presto. Cosa provai in quella simulazione? Beh se non era odio ci andava davvero vicino. Rabbia estrema verso quei maledetti che non mi facevano uscire dal grembo di mia mamma Ines.

Un episodio come questo in psicologia viene definito “imprinting”, una sorta di apprendimento di base, un’impronta particolare. Ecco io alla nascita ho imparato … ad incazzarmi di brutto.

Sto parlando solo del momenti in cui ho visto la luce, figuriamoci quante avventure ho vissuto, in famiglia, alla scuola materna e poi via in un crescita continua in compagnia di altri umanoidi.

Insomma quotidianamente è stata un’avventura fino ad oggi nella costruzione di una personalità specifica, la mia, in compagnia di tante altre personalità anche alquanto bizzarre.

E’ possibile andare d’accordo con tutti? No.

Ci saranno stati conflitti, contrasti di varia entità, gradazione? Sì.

Ho odiato i medici e le infermiere e poi… con i genitori qualche incomprensione ci deve essere pure stata. Con amici, conoscenti, colleghi, i vicini, la società…insomma con qualcuno me la dovrò pur prendere…Con la storia, con Mussolini, con Mao, con il rap, il trap, il formaggio … dovrò pur incavolarmi e provare qualche forma di risentimento o no??

Ebbene può capitare che si entri in una spirale di rabbia, odio, rancore, risentimento con qualcuno che magari ha il tono di voce di mio padre o mi fa girare le scatole o è una donna e quindi entrano in gioco stereotipi antichi oppure … è un coglione, un pirla, un deficiente non capisce nulla… e così si creano e si coltivano rancori che possono rovinare rapporti, amicizie, collaborazioni…. Non è certamente il massimo.

Per questo adesso io lo sai cosa faccio??

Ti propongo un bell’esercizio sul perdono, semplice ed efficace.

Sul perdono esiste una vera e propria letteratura

Ecco alcuni esempi:

Hai davvero tanto materiale a disposizione per diventare un esperto.

Intanto però puoi fare questo esercizio insieme con me.

  • Mettiti comodo, respira spontaneamente e liberamente.
  • Immagina di avere il cuore di Gesù, di Buddha o di una persona compassionevole che conosci
  • porta nella tua mente l’immagine della scena, dell’evento, della persona o delle persone che vuoi perdonare
  • lascia che la tua volontà di perdonare arrivi all’altro, attraverso una luce del colore che preferisci
  • se vuoi puoi pronunciare le parole “perdonami, mi dispiace” o addirittura offrire un fiore o un regalo cosmico
  • rimani nella scena lasciando andare ogni rancore e portando amichevolezza

Ti è piaciuto questo esercizio? Puoi farlo ogni volta che vuoi riguardo chi vuoi, gioendo (o gioiendo) nel perdono.

Un abbraccio

Paolo Milanesi