Il centro e la circonferenza
Tra cambiamento e stabilità: esiste davvero un punto fermo in noi?

Pensa a una ruota che gira. Il bordo scorre, rimbalza, percorre migliaia di chilometri. Il centro, invece, non si muove. È lì, immobile, mentre tutto intorno accade.
Questa semplice immagine nasconde qualcosa di essenziale sul modo in cui siamo fatti — e su ciò che, forse, siamo chiamati a trovare in noi stessi.

Tre immagini del centro
La ruota. Il centro è l’essenziale. La circonferenza è il mutamento, lo scorrere, l’affermarsi di migliaia di eventi. Senza il centro, non ci sarebbe movimento — solo caos.
Il pianeta. Il centro rimane un punto di attrazione e magnetizzazione. Tutto sembra tenersi insieme intorno a quel nucleo invisibile. Intanto, alla periferia, accade di tutto.
L’essere umano. L’essere umano ha un centro? Esiste davvero, o va creato? Va immaginato? E se esiste — dov’è?
Due filosofi, una domanda sola
Il centro di gravità permanente è anche una domanda antica. Eraclito e Parmenide la posero in modi opposti — e quel contrasto ci accompagna ancora.
Eraclito ci dice che tutto cambia continuamente, ma il cambiamento stesso è possibile grazie al conflitto tra opposti — un’armonia nascosta che si mantiene proprio attraverso la tensione.
Parmenide risponde che il molteplice e i sensi sono un’apparenza illusoria. L’essere è eterno e immutabile. La stabilità non va trovata — è già lì, sotto la superficie.
Il Tao ci offre forse una sintesi: ciò che non può essere descritto, ma che si manifesta attraverso l’interazione di due forze opposte e complementari — lo yin e lo yang.
Il richiamo di Battiato
Ti ricordi Centro di gravità permanente di Franco Battiato?
Non è solo una canzone. È un richiamo al sufismo e agli insegnamenti di Gurdjieff — così centrali per Battiato da spingerlo a fondare una casa editrice per diffonderli.
Il centro di gravità permanente è quella parte di noi che non viene travolta dagli eventi, dalle emozioni, dalle opinioni degli altri. È l’osservatore interiore, il testimone silenzioso.
Una piccola pratica
Possiamo coltivare questo osservatore. Chiamiamolo il testimone — quella presenza in noi che guarda senza giudicare, che nota senza aggrapparsi. È ciò che ci permette di muoverci nella vita con più libertà interiore.
La domanda, allora, è semplice — e allo stesso tempo vastissima:
Puoi adesso respirare, e semplicemente essere —
mentre tutto, continuamente, è in mutamento e trasformazione?
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